Il Santo Vangelo del Giorno di Quaresima – Venerdì del Signore 27 marzo 2020 (2027) A.D. – Con l’Amore e la Devozione Dovuti a Colui Ch’È Tornato tra noi nel Nome del Padre!

 

 

 

 

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Poiché “Il Potere di Cristo Espelle l’originaria causa di ogni male”, Dedicheremo il Santo Vangelo del Giorno all’Amore e alla Divina Misericordia di Gesù Salvatore, affinché Conceda il Suo Perdono alle Anime Sante Abbandonate in Purgatorio e ai Defunti di Tutti i Tempi, Privati della Diffusa e Salvifica Preghiera di noi distratti Figli di quaggiù.  Per Grazia Ricevuta.

 

 

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Christus Vincit, Christus Regnat, Christus Imperat!

 

 

 

 

 

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All’improvviso, capirai la Vera Essenza del Cristo e Quel Che ci han di Lui celato! Avrai vergogna anche per Ciò, poiché non hai Abbandonato il tuo Cuore mentre Egli Parlava della Verità – Che ci ostiniamo a non vedere e a non voler ancora udire.

 

 

 

 

 

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Popolo di Dio, Che Ami con Cuore Puro il tuo Creatore, Proclama al mondo Che il Figlio Prediletto E’ Nuovamente quaggiù, sulla Terra, tra noi, e Avrai Salva la Vita!

 

 

 

 

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 Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen 

 

 

 

 

 

Fratelli e Sorelle Carissimi, se ci dicessero Che il Signore Gesù E’ Fisicamente sulla Terra non lo Crederemmo, poiché siamo stati abituati a ConcepirLo unicamente Inchiodato alla Croce! Ma il Figlio dell’Uomo non E’ più Là da Sempre, Dove molti – pur sapendo, Lo vorrebbero per terrene comodità.  Eppure, basterebbe osservare quanto accade, onde comprendere che Qualcosa sta cambiando, specialmente in questi frangenti, mediante i quali Celebriamo Nuovamente la Resurrezione per Mano di Dio Padre Onnipotente.  Ma il timore incombe, mentre l’uomo vive con le sue misere certezze, che a nulla infine serviranno; la carne – cui tanto teniamo, tornerà alla polvere con tutti gli orpelli che abbiamo generato, e con essa le disperazioni di quaggiù. Leggendo il Santo Vangelo del Giorno, Accompagnati dai Meravigliosi e Illuminanti Messaggi della Vergine Maria, di Maria Valtorta e di Monsignor Claudio Gatti, prepariamo i nostri Animi, dunque e per i Tempi Nuovi, affinché siano pronti ad Accogliere Colui Che tuttavia Si Manifesterà, pur senza ambasciatori! Preghiamo la Mamma Celeste, affinché ci Ripari Sotto il Suo Candido e Verde Manto.  Buon Venerdì a tutti, nella Grazia del Signore.

 

 

 

 

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Messaggio dalla Regina della Pace

(a Pedro Regis, (3291), 09 marzo 2010 – Anguerra – Brasile)

 

 

 

 

“Cari Figli, andate verso un futuro di grandi prove ed Io Soffro per ciò che vi succederà. Dalle profonde viscere della Terra usciranno immense ripe di Fuoco. Molte regioni saranno completamente devastate e la distruzione passerà per numerosi paesi. Piegate le vostre ginocchia nella Preghiera, poiché solo in Essa troverete la forza di assistere a quanto sta per avvenire. Io Sono vostra Madre e Sono Venuta dal Cielo per Consolarvi e Dirvi che siete il popolo Eletto di Dio. Tornate al Signore, Che continuamente vi Attende. Sfuggite il male e lasciate che la Grazia di Dio vi Trasformi. Avanzate sulla Via Che vi Ho Indicato!”.

 

 

 

 

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Corrispondenza nell’ “Evangelo, Come mi E’ Stato Rivelato

di Maria Valtorta – volume 10 Capitolo 619 pagina 227

 

 

 

 

Le donne, intanto, uscite dalla casa camminano rasente al muro, ombre nell’ombra. Per qualche tempo tacciono, tutte imbacuccate e paurose di tanto silenzio e solitudine. Poi, rassicurandosi alla vista della calma assoluta che è in città, si riuniscono in gruppo e osano parlare. «Saranno già aperte le porte?», chiede Susanna. «Certo. Guarda là il primo ortolano che entra con le verdure. Va al mercato», risponde Salome. «Ci diranno nulla?», chiede ancora Susanna. «Chi?», domanda la Maddalena. «I soldati, alla porta Giudiziaria. Di lì… entrano pochi ed escono meno ancora… Daremo sospetti…». «E con ciò? Ci guarderanno. Vedranno cinque donne che vanno verso la campagna. Potremmo essere anche persone che, fatta la Pasqua, andiamo ai nostri paesi». «Però… Per non dare nell’occhio a qualche malintenzionato, perché non usciamo da un’altra porta e poi giriamo rasente alle mura?…». «Allungheremo la strada». «Ma saremo più sicure. Prendiamo la porta dell’Acqua…». «Oh! Salome! Se fossi in te, sceglierei la porta Orientale! Più lungo il giro dovresti fare! Occorre fare presto e tornare presto». È la Maddalena questa così recisa. «Allora un’altra, ma non quella Giudiziaria. Sii buona…», Pregano tutte. «E va bene. Allora, posto che volete così, passiamo da Giovanna. Si è raccomandata di farglielo sapere. Se fossimo andate dirette, si poteva fare senza. Ma poiché volete fare un giro più lungo, passiamo da lei…». «Oh! sì. Anche per le guardie messe là… Lei è nota e temuta…». «Io direi di passare anche da Giuseppe d’Arimatea. È il padrone del Luogo». «Ma sì! Facciamo un corteo, adesso, per non dare nell’occhio! Oh! che pavida Sorella che ho! Piuttosto, sai Marta? Facciamo così. Io vado avanti e guardo. Voi venite dietro con Giovanna. Mi metterò in mezzo alla via, se c’è del pericolo, e mi vedrete. E torneremo indietro. Ma vi assicuro che le guardie, davanti a questo io ci ho pensato (e mostra una borsa piena di monete) ci lasceranno fare tutto». «Lo diremo anche a Giovanna. Hai ragione». «Allora andate, che io vado». «Vai sola, Maria? Io vengo con te», dice Marta timorosa per la sorella. «No. Tu va’ con Maria d’Alfeo da Giovanna. Salome e Susanna ti aspetteranno presso la porta, dalla parte di fuori delle mura. E poi verrete per la via maestra tutte insieme. Addio». E Maria Maddalena tronca altri possibili commenti andandosene veloce con la sua borsa di balsami e le sue monete in seno. Vola, tanto va lesta nella strada che si fa più lieta nel primo rosare dell’Aurora. Passa la porta Giudiziaria per fare più presto. Né nessuno la ferma… Le altre la guardano andare, poi volgono le spalle alla biforcazione di vie dove erano e ne prendono un’altra, stretta e oscura, che poi si apre, in prossimità del Sisto, in una più vasta e aperta in cui sono belle case. Si dividono ancora, Salome e Susanna procedendo per la via, mentre Marta e Maria d’Alfeo bussano al portone ferrato e si mostrano al finestrino (spioncino) che il portinaio socchiude. Entrano e vanno da Giovanna che, già alzata e tutta vestita di un viola scurissimo che la fa ancora più pallida, manipola anche essa degli oli insieme alla nutrice e ad una servente. «Siete venute? Dio ve ne Compensi. Ma, non foste venute, sarei andata da me… Per trovare Conforto… Perché molte cose sono rimaste turbate dopo Quel tremendo giorno. E per non sentirmi sola devo andare contro quella pietra a bussare e dire: “Maestro, sono la povera Giovanna… Non mi lasciare sola anche Tu…”». Giovanna piange piano ma con molta desolazione, mentre Ester, la nutrice, fa dei grandi segni indecifrabili dietro le spalle della padrona, intanto che le mette il mantello. «Io vado, Ester». «Dio ti Conforti!». Escono dal palazzo per raggiungere le compagne. È in questo momento che avviene il breve e forte terremoto, che getta di nuovo nel panico i gerosolimitani, ancora terrorizzati dagli Avvenimenti del Venerdì. Le tre Donne tornano sui loro passi, precipitosamente, e nell’ampio vestibolo, fra le serve e i servi urlanti e Invocanti il Signore, stanno paurose di nuove scosse… La Maddalena, invece, è proprio al limitare del viottolo che porta all’orto dell’Arimatea quando la coglie il boato potente, e pure armonico, di questo Segno Celeste, mentre, nella Luce appena rosata dell’Aurora che si avanza nel Cielo, dove ancora a Occidente resiste una tenace Stella, e che fa bionda l’Aria fino allora verdolina, si accende una grande Luce, che scende come fosse un globo incandescente, splendidissimo, tagliando a zig zag l’Aria quieta. Maria di Magdala ne è quasi sfiorata e rovesciata al suolo. Si curva un momento mormorando: «Mio Signore!», e poi si raddrizza come uno stelo dopo il passar del Vento e, ancora più ratta, corre verso l’ortaglia. Vi entra veloce, andando, come un uccello inseguito e cercante il nido, verso il Sepolcro di roccia. Ma, per quanto vada veloce, non può essere là quando la Celeste meteora fa da leva e da fiamma sul sigillo di calcina messo a rinforzo del pesante pietrone, né quando con fragore finale la porta di pietra cade, dando uno scuotio che si unisce a quello del terremoto che, se è breve, è di una violenza tale che atterra le guardie come morte. Maria, sopraggiungendo, vede questi inutili carcerieri del Trionfatore gettati al suolo come un fascio di spighe falciate. Maria Maddalena non collega il terremoto con la Risurrezione. Ma, vedendo quello spettacolo, crede che sia il Castigo di Dio sui profanatori del Sepolcro di Gesù, e cade a ginocchio dicendo: «Ahimé! Lo hanno rapito!». È veramente desolata e piange come una Bambina che sia venuta sicura di trovare il Padre cercato e trovi invece vuota la Dimora. Poi si alza e corre via per andare da Pietro e Giovanni. E, dato che più non pensa che ad avvisare i due, non ricorda di andare incontro alle compagne, di arrestarsi sulla via, ma veloce come una gazzella ripassa per la strada già fatta, supera la porta Giudiziaria e vola per le strade che sono un poco più animate, si abbatte contro il portone della casa ospitale e lo batte e lo scuote furiosamente. Le apre la padrona. «Dove sono Giovanni a Pietro?», chiede affannosa Maria Maddalena. «Là», e la donna indica il Cenacolo. Maria di Magdala entra e, appena è dentro, davanti ai due stupiti dice, e nella voce tenuta bassa per pietà della Madre è più affanno che se avesse urlato, dice: «Hanno portato via il Signore dal Sepolcro! Chissà dove Lo hanno messo!», e per la prima volta traballa e vacilla e, per non cadere, si afferra dove può. «Ma come? Che dici?», chiedono i due. E lei, con affanno: «Sono andata avanti… per comperare le guardie… perché ci lasciassero fare. Loro sono là come morte… Il Sepolcro è aperto, la pietra per terra… Chi? Chi sarà stato? Oh! venite! Corriamo…». Pietro e Giovanni si avviano subito. Maria li segue per qualche passo. Poi torna indietro. Afferra la padrona di casa, la scrolla, violenta nel suo previdente Amore, e le fischia in volto: «Guardati bene da far passare nessuno da Lei (e accenna la porta della stanza di Maria). Ricordati che io sono la tua padrona. Ubbidisci e taci». E poi la lascia esterrefatta e raggiunge gli Apostoli, che a gran passi vanno verso il Sepolcro… Susanna e Salome, intanto, lasciate le compagne e raggiunte le mura, vengono colte dal terremoto. Impaurite, si rifugiano sotto una pianta e stanno là, combattute fra la smania di andare verso il Sepolcro e quella di scappare presso Giovanna. Ma l’Amore vince la paura e vanno verso il Sepolcro. Entrano ancora sbigottite nell’ortaglia e vedono le guardie tramortite… vedono una grande Luce uscire dal Sepolcro aperto. Si aumenta il loro sbigottimento e finisce di farsi completo quando, tenendosi per mano per farsi coraggio a vicenda, si affacciano sulla soglia e, nel buio della grotta Sepolcrale, vedono una Creatura Luminosa e Bellissima, Dolcemente Sorridente, salutarle dal posto dove Sta: appoggiata a destra della pietra dell’Unzione, che si annulla col suo grigio dietro a tanto incandescente Splendore. Cadono a ginocchi, sbalordite di stupore. Ma l’Angelo Dolcemente Parla loro: «Non abbiate timore di Me. Sono l’Angelo del Divino Dolore. Sono Venuto per Bearmi della fine di esso. Più non E’ il dolore del Cristo, il Suo Avvilimento nella morte. Gesù di Nazaret, il Crocifisso che voi cercate, E’ Risorto. Non E’ più qui! Vuoto è il posto dove Era deposto. Giubilate con Me. Andate. Dite a Pietro e ai Discepoli che Egli E’ Risorto e vi Precede in Galilea. Là Lo vedrete ancora per poco, secondo che ha detto». Le donne cadono col volto a terra e quando lo alzano fuggono come fossero inseguite da un castigo. Sono terrorizzate e mormorano: «Ora morremo! Abbiamo visto l’Angelo del Signore!». Si calmano un poco in aperta campagna a si consigliano. Che fare? Se dicono ciò che hanno visto, non saranno credute. Se dicono anche di venire di là, possono essere accusate dai giudei di aver ucciso le guardie. No. Non possono dire nulla, né agli amici, né ai nemici… Pavide, ammutolite, tornano da altra via verso casa. Entrano e si rifugiano nel Cenacolo. Neppure chiedono di vedere Maria… E là pensano che quanto hanno visto non sia che un inganno del demonio. Umili come sono, giudicano che «non può essere che a loro sia stato concesso di vedere il Messo di Dio. È satana che le ha volute impaurire per allontanarle di là». Piangono e Pregano come due Bambine impaurite da un incubo… Il terzo gruppo, quello di Giovanna, Maria d’Alfeo e Marta, visto che nulla succede di nuovo, si decide ad andare là dove certo le compagne attendono. Escono nelle strade, dove ormai vi è gente impaurita, che commenta il nuovo terremoto e lo ricollega ai fatti del Venerdì e vede anche quello che non c’è. «Meglio se sono tutti spauriti! Forse ci saranno anche le guardie e non faranno eccezioni», dice Maria d’Alfeo. E vanno svelte verso le mura. Ma, mentre loro vanno là, all’ortaglia sono già giunti Pietro e Giovanni, seguiti dalla Maddalena. E Giovanni, più svelto, giunge per primo al Sepolcro. Le guardie non ci sono più. E più non c’è l’Angelo. Giovanni si inginocchia, timoroso e dolente, sulla soglia spalancata, e per venerare e per cogliere qualche indizio dalle cose che vede. Ma non vede che ammucchiati per terra i pannilini messi sopra la sindone. «Non c’E’ proprio, Simone! Maria ha visto bene. Vieni, entra, guarda». Pietro, col fiato grosso per il gran correre fatto, entra nel Sepolcro. Aveva detto per via: «Io non oserò accostarmi a quel posto». Ma ora non pensa altro che a scoprire dove può Essere il Maestro. E Lo chiama anche, come Egli Potesse essere nascosto in qualche angolo buio. L’oscurità, in questa ora mattutina, è ancora forte nel profondo del Sepolcro, a Cui dà luce solo la piccola apertura della porta su cui ora fanno ombra Giovanni e la Maddalena… E Pietro stenta a vedere, e deve aiutarsi con le mani a vedere… Tocca, e trema, il tavolo dell’Unzione e lo sente vuoto… «Non c’E’, Giovanni! Non c’E’!… Oh! vieni anche tu! Io ho tanto pianto che non ci vedo quasi in questa poca luce». Giovanni si alza in piedi ed entra. E, mentre lo fa, Pietro scopre il Sudario posto in un angolo, ben piegato e con dentro la Sindone arrotolata con cura. «Lo hanno proprio rapito. Le guardie erano non per noi, ma per fare questo… E noi l’abbiamo lasciato fare. Coll’andarcene lo abbiamo permesso!…». «Oh! dove Lo avranno messo?». «Pietro! Pietro! Ora… è proprio finita!». I due Discepoli escono annientati. «Andiamo, donna. Tu lo dirai alla Madre…». «Io non vengo via. Sto qui… Qualcuno verrà… Oh! io non vengo… Qui c’E’ ancora Qualcosa di Lui. Aveva ragione la Madre… Respirare l’Aria dove Egli Fu è l’unico sollievo che ci resta». «L’unico sollievo… Ora lo vedi tu pure che era fola sperare…», dice Pietro. Maria neppure risponde. Si accascia al suolo, proprio presso la porta, e piange, mentre gli altri vanno via lentamente. Poi alza il capo e guarda dentro, e fra le lacrime vede due Angeli seduti a capo e a piedi della pietra dell’Unzione. È tanto intontita la povera Maria, nella sua più fiera battaglia fra la Speranza che muore e la Fede che non vuole morire, che li guarda inebetita, senza neppure stupirsene. Non ha più altro che Lacrime la forte che a tutto ha resistito da eroina. «Perché piangi, Donna?», chiede uno dei Due Luminosi Fanciulli, perché di adolescenti Bellissimi Hanno l’aspetto. «Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove me Lo hanno messo». Maria non ha paura a parlare con loro, non chiede: «Chi Siete?». Nulla. Nulla più le fa stupore. Tutto quanto può stupire una Creatura Ella lo ha già subito. Ora non è che una cosa spezzata che piange senza vigore e ritegno. Il Giovinetto Angelico guarda il Compagno e sorride. E l’Altro pure. E in un balenare di Letizia Angelica ambedue guardano fuori, verso l’ortaglia tutta in fiore per i milioni di corolle che si sono aperte al primo Sole sui meli fitti del pometo. Maria si volta per vedere chi guardano. E vede un Uomo, Bellissimo, che non so come non possa riconoscere subito. Un Uomo Che La Guarda con Pietà e Le Chiede: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». È vero che E’ un Gesù offuscato dalla Sua Pietà Verso la Creatura, che le troppe emozioni hanno sfinita e che potrebbe morire per improvvisa Gioia, ma proprio mi chiedo come possa non riconoscerLo. E Maria fra i singhiozzi: «Mi hanno preso il Signore Gesù! Ero venuta per imbalsamarLo in attesa che Sorgesse… Ho tenuto raccolto tutto il mio coraggio e la mia Speranza e la mia Fede intorno al mio Amore… e ora non Lo trovo più… Anzi ho messo il mio Amore intorno alla Fede, alla Speranza e al Coraggio, per difendere Questi dagli uomini… Ma è tutto inutile! Gli uomini hanno rubato il mio Amore e con Esso tutto mi hanno levato… O mio signore, se sei Tu che Lo hai portato via, dimmi dove Lo hai messo. Ed io Lo prenderò… Non lo dirò a nessuno… Sarà un segreto fra me a Te. Guarda: sono la figlia di Teofilo, la Sorella di Lazzaro, ma Ti sto in ginocchio davanti a SupplicarTi, come una schiava. Vuoi che Ti compri il Suo Corpo? Lo farò. Quanto vuoi? Sono ricca. Posso darti tant’oro e gemme per quanto Esso pesa. Ma rendimeLo. Non Ti denuncerò. Vuoi percuotermi? Fallo. A Sangue, se vuoi. Se hai un odio per Lui, fallo scontare a me. Ma rendimeLo. Oh! non mi fare povera di questa miseria, o mio signore! Pietà di una povera donna!… Per me non vuoi? Per Sua Madre, allora. Dimmi! Dimmi dove E’ il mio Signore Gesù. Sono forte. Lo prenderò fra le braccia e Lo porterò come un Bambino in Salvo. Signore… Signore… Tu lo vedi… da tre giorni siamo percossi dall’Ira di Dio per quello che fu fatto al Figlio di Dio… Non aggiungere Profanazione a Delitto…». «Maria!». Gesù Sfavilla nel ChiamarLa. Si Svela nel Suo Fulgore Trionfante. «Rabboni!». Il grido di Maria è veramente “il grande grido” che chiude il ciclo della morte. Col primo le tenebre dell’odio fasciarono la Vittima di bende funebri, col secondo le luci dell’Amore aumentarono il Suo Splendore. E Maria si alza nel grido che empie l’ortaglia, corre ai Piedi di Gesù, Li vorrebbe baciare. Gesù La Scosta ToccandoLa appena col Sommo delle Dita presso la Fronte: «Non Mi toccare! Non Sono ancora Salito al Padre Mio con Questa Veste. Va’ dai Miei Fratelli e Amici, e dì loro che Io Salgo al Padre Mio e vostro, al Dio Mio e vostro. E poi Verrò da loro». E Gesù Scompare, Assorbito da una Luce insostenibile. Maria bacia il Suolo dove Egli Era e corre verso casa. Entra come un razzo, perché il portone è socchiuso per dare passaggio al padrone che esce per andare alla fonte; apre la porta della stanza di Maria e le si abbandona sul Cuore gridando: «È Risorto! È Risorto!», e piange Beata. E mentre accorrono Pietro e Giovanni, e dal Cenacolo avanzano le spaurite Salome e Susanna e ascoltano il Suo racconto, ecco entrare anche, dalla via, Maria d’Alfeo con Marta e Giovanna, che a fiato mozzo dicono di «essere anche loro state là e di avere visto due Angeli Che Si Dicevano il Custode dell’Uomo Dio e l’Angelo del Suo Dolore, e Che Hanno Dato loro l’Ordine di dire ai Discepoli che Egli Era Risorto». E poiché Pietro scrolla il capo, insistono dicendo: «Sì. Hanno detto: “Perché cercate il Vivente fra i morti? Egli non E’ qui. È Risorto, come Disse quando ancora Era in Galilea. Non ricordate? Disse: ‘Il Figlio dell’Uomo Deve Essere Dato nelle mani dei peccatori ed Essere crocifisso. Ma il terzo giorno Risusciterà“». Pietro scrolla il capo dicendo: «Troppe cose in questi giorni! Ne siete rimaste turbate». La Maddalena alza il capo dal petto di Maria e dice: «L’ho visto! Gli ho parlato. Mi Ha Detto Che Sale al Padre e poi Viene. Come Era Bello!», e piange come non ha mai pianto, ora che non ha più da torturare se stessa per fare forza contro il dubbio sorgente da ogni lato. Ma Pietro, e anche Giovanni, restano molto dubbiosi. Si guardano, ma il loro occhio dice: «Immaginazione di donne!». Anche Susanna e Salome osano allora parlare. Ma la stessa inevitabile diversità nei particolari delle guardie che prima ci sono come morte e poi non ci sono, degli Angeli che ora sono uno e ora due e che agli Apostoli non si sono mostrati, delle due versioni sul venire qui di Gesù o sul precedere i Suoi in Galilea, fa sì che il dubbio e, anzi, la persuasione degli Apostoli cresca sempre più. Maria, la Madre Beata, Tace Sorreggendo la Maddalena… Non comprendo il mistero di questo silenzio materno. Maria d’Alfeo dice a Salome: «Torniamo Là noi due. Vediamo se siamo tutte ebbre…». E corrono fuori. Le altre restano, pacatamente derise dai due Apostoli, Presso Maria Che Tace, Assorta in un pensiero che tutti interpretano a modo loro, e nessuno comprende che E’ Estasi. Tornano le due attempate donne: «È Vero! È Vero! Noi Lo abbiamo visto. Ci Ha Detto, presso l’orto di Barnaba: “La Pace a voi. Non temete. Andate a dire ai Miei Fratelli Che Sono Risorto e che vadano fra qualche giorno in Galilea. Là staremo ancora Insieme”. Così Ha Detto. Maria ha ragione. Bisogna dirlo a quelli di Betania, a Giuseppe, a Nicodemo, ai Discepoli più fidi, ai pastori, andare, fare, fare… Oh! E’ Risorto!…», piangono tutte Beate. «Folli siete, donne. Il dolore vi ha turbate. La Luce vi è parsa Angelo. Il Vento voce. Il Sole il Cristo. Io non vi critico. Vi capisco, ma non posso che credere che a ciò che io ho visto: il Sepolcro aperto e vuoto, e le guardie fuggite col Cadavere involato». «Ma se lo dicono le guardie stesse Che E’ Risorto! Se la città è in subbuglio e i principi dei Sacerdoti sono folli d’ira, perché le guardie hanno parlato fuggendo esterrefatte! Ora vogliono che dicano diverso e le pagano perciò. Ma già si sa. E se i giudei non Credono alla Risurrezione, non vogliono credere, molti altri Credono…». «Uhm! Le donne!…». Pietro alza le spalle a fa per andarsene. Allora la Madre, Che Ha sempre sul Cuore la Maddalena Che Piange come un Salice sotto un’Acquata per la sua troppo grande Gioia e Che La Bacia sui capelli biondi, alza il viso trasfigurato e dice una breve frase: «È Realmente Risorto. Io L’ho avuto fra le braccia e Ne ho Baciato le Piaghe». E poi si curva sui capelli dell’Appassionata e dice: «Sì, la Gioia è ancora più forte del dolore. Ma non è che una briciola di rena di quello che sarà il tuo Oceano di Gioia Eterna. Te Beata che sopra la ragione Hai Fatto Parlare lo Spirito». Pietro non osa più negare… e con uno di quei trapassi del Pietro antico, che ora ritorna ad affiorare, dice, e urla, come se dagli altri e non da lui dipendesse il ritardo: «Ma allora, se è così, bisogna farlo sapere agli altri. A quelli dispersi per le campagne… cercare… fare… Su, muovetevi. Se dovesse proprio venire… che ci trovi almeno», e non si accorge che ancora confessa di non Credere ciecamente alla Sua Risurrezione.

Estratto da “l’Evangelo, Come mi E’ Stato Rivelato” – di Maria Valtorta

 

 

 

 

Il 20 giugno 1999 Don Claudio Gatti è stato ordinato vescovo da Dio

 

 

 

Pacem in Terris

(agli uomini di Buona Volontà)

 

 

 

 

“Se comprendessimo quanto Diversa dalla nostra Sia la Giustizia Divina, molte cose non sarebbero tali, poiché la Verità non è parola dell’uomo ma dell’Agnello di Dio!”. “La Pietra Scartata dai costruttori E’ Diventata Testata d’Angolo!”. Il1° aprile 1998, il futuro Vescovo ordinato da Dio è stato ingiustamente sospeso a divinis dall’autorità ecclesiastica, solo per aver ubbidito all’Ordine di Dio di Celebrare la Santa Messa l’8 marzo 1998, giorno del trentacinquesimo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale, nel luogo taumaturgico di via delle Benedettine. A distanza di dieci anni, questa illegittima ed invalida decisione e le successive, altrettanto ingiuste, si sono ritorte contro i nemici di Dio: Gesù Eucaristia e la Madre dell’Eucaristia Hanno Trionfato in tutto il mondo. La Pietra scartata dai costruttori E’ Diventata Testata d’Angolo. Il 1° aprile 2008, esattamente dieci anni dopo l’ingiusta condanna, S.E. Mons. Claudio Gatti, ci ha svelato dei Particolari importantissimi che si aggiungono al racconto già conosciuto di quegli Avvenimenti, Che Fanno parte della nostra storia, Che un domani Diventerà, come Ha Detto Gesù, anche Storia della Chiesa. Il primo aprile del 2008, esattamente dieci anni dopo la sua ingiusta sospensione a divinis, il Vescovo Ordinato da Dio, Sua Eccellenza Monsignor Claudio Gatti, ha portato a conoscenza della comunità alcuni Particolari che, dieci anni fa, per diversi motivi, non era ancora opportuno svelare integralmente. Il nostro Vescovo, solo in un secondo momento, ha compreso il perché di questi eventi per lui molto dolorosi e ce ne ha resi partecipi. Per far meglio comprendere al lettore lo svolgersi degli Avvenimenti è opportuno fare un piccolo passo indietro, nonché un breve riassunto. Il cardinal vicario Camillo Ruini, l’8 dicembre del 1994, aveva proibito a Don Claudio Gatti di Celebrare la Santa Messa nel luogo taumaturgico di via delle Benedettine, con il pretesto di voler esaminare l’attività del Movimento Impegno e Testimonianza e di studiare le Apparizioni della Madre dell’Eucaristia. A tal fine istituì una commissione che avrebbe dovuto interrogare i Testimoni e fare tutte le verifiche del caso, nonché analizzare le numerose Ostie Che Hanno Sanguinato nel luogo taumaturgico (fino ad oggi sono avvenuti complessivamente 185 Miracoli Eucaristici). Niente di tutto questo è stato mai fatto. Se lo stesso Don Claudio Gatti, responsabile del Movimento, allora ancora semplice Sacerdote, non avesse incoraggiato alcuni membri della comunità ad andare in Vicariato, questi ecclesiastici non avrebbero incontrato nessun membro della comunità. Se il futuro Vescovo Ordinato da Dio non si fosse recato in prima persona da loro, a riferire periodicamente, gli uomini della Chiesa avrebbero saputo ben poco. L’impegno della commissione era quello di verificare, ma, dopo tre anni e mezzo, nulla era stato fatto, in quanto era già stata delineata la linea di condotta: arrivare alla condanna del Sacerdote ed aspettavano solo un appiglio. Appiglio che non avrebbero mai trovato nella condotta esemplare di Don Claudio Gatti, che ha sempre Esercitato il Ministero Sacerdotale in pieno accordo con i Precetti ed i Dettami della Chiesa. È Stato Proprio Dio, Che Conosce le intenzioni degli uomini, a Far Uscire allo scoperto i Suoi nemici, Ordinando a Don Claudio di Celebrare la Santa Messa, ed Indicando la data dell’8 marzo 1998, trentacinquesimo anniversario della Sua Ordinazione Sacerdotale. “Io Gesù, Voglio qui la Santa Messa. Io Gesù, Voglio Qui l’Eucaristia Consacrata dal Mio Sacerdote”. (Lettera di Dio, 22 febbraio 1998). In quei giorni, Don Claudio Gatti, lacerato fra l’obbedienza a Dio e l’Amore per la Chiesa, ha cominciato a porsi diversi interrogativi che lo hanno lacerato e la sua Sofferenza aumentava man mano che si avvicinava la data dell’8 marzo. A questi interrogativi per anni Don Claudio non ha saputo dare una risposta. “Perché Dio mi Mette in aperto contrasto con l’autorità ecclesiastica – si chiedeva il Sacerdote – perché mi devo mettere in una situazione di aperta ribellione, proprio io che ho sempre Predicato Obbedienza e Docilità? Perché devo essere considerato come uno che spacca l’unità della Chiesa?”. A queste domande il Vescovo ha trovato una risposta solo recentemente, ma ne parleremo più avanti. Di fronte all’Ordine di Dio, Don Claudio ha chinato il capo e ha detto: “Sono pronto ad essere condannato”, perché era sicuro che da Questa Sua Obbedienza a Dio gli uomini avrebbero trovato il pretesto per condannarlo. Il nostro Vescovo è in buona compagnia, infatti anche nei Riguardi di Gesù i dottori del tempio, non avendo trovato nessun capo d’accusa, furono costretti a rintracciare due Testimoni che lo avevano sentito dire che avrebbe distrutto il tempio di Dio e riedificato in tre giorni. Il 27 febbraio 1998, Don Claudio ha spedito al cardinal Ruini una lettera nella quale chiedeva, a Nome del Signore, il permesso di Celebrare la Santa Messa l’8 marzo. La Celebrazione era richiesta “una tantum” e solo per la circostanza dell’anniversario Sacerdotale. Don Claudio ha allegato alla missiva anche il Messaggio di Gesù del 22 febbraio, nel Quale il Signore gli Chiedeva di Celebrare la Messa l’8 marzo. Il 5 marzo il Vicegerente, Monsignor Cesare Nosiglia, ha telefonato a Don Claudio comunicando il netto rifiuto del cardinal Ruini di fronte alla richiesta della Celebrazione di Quell’Unica Santa Messa. “Il cardinale ha ricevuto la tua lettera – ha spiegato Nosiglia per telefono – non ti accorda la facoltà di Celebrare l’8 marzo e ti chiede Obbedienza alle sue direttive”. Don Claudio ha risposto con fermezza: “Non posso ubbidire a voi perché disubbidirei a Dio” e ancora: “Di fronte ad un Ordine di Dio sono disposto anche a perdere la Vita, pur di rispettarlo”. Il giorno successivo, 6 marzo, si è presentato, senza nessun preavviso, in via delle Benedettine, il cancelliere del vicariato, don Giuseppe Tonello, che ha voluto vedere immediatamente Don Claudio. Don Tonello gli ha letto il decreto di Ruini, decreto nel quale il porporato minacciava la sospensione a divinis se il Sacerdote avesse celebrato la Messa l’8 marzo. Terminata la lettura del decreto, don Claudio l’ha piegato e posato sulla sua scrivania, dicendo: “Ora facciamo riposare questo decreto, perché lei sa bene che poiché lo ricuso, chiedo un nuovo decreto”. Infatti, secondo il codice di diritto canonico, nei dieci giorni che vanno dal momento della comunicazione del primo decreto, alla comunicazione del secondo, viene sospeso l’ordine dato. Era il 6 marzo e Don Claudio aveva manifestato chiaramente la sua intenzione di ricusare il decreto. Quindi, la Santa Messa celebrata da don Claudio l’8 marzo era fuori dalla proibizione del decreto, perché per dieci giorni, cioè dal 6 marzo al 16 marzo 1998 il decreto era sospeso. È stata punita quindi un’azione commessa durante la sospensione del decreto. È stato sospeso a divinis un Sacerdote solo perché ha fatto ciò che tutti i Sacerdoti dovrebbero fare ogni giorno con Amore: la Celebrazione Eucaristica, l’atto di Culto più importante e più Gradito a Dio. Don Claudio ha poi perfezionato la ricusazione del decreto, nel limite dei prescritti 10 giorni. Infatti il ricorso, col quale si chiedeva la revoca del decreto, è stato spedito il 14 marzo al cardinal Ruini. Gli alti prelati si sono aggrappati anche al fatto che sulla lettera scritta dal Sacerdote non c’era la data, dimenticandosi che fa fede il timbro postale, che Testimoniava appunto la data del 14 marzo. L’8 marzo 1998, il Vescovo, Obbedendo a Dio, ha Celebrato forse una delle Sante Messe più sofferte della sua Vita e ha anche pianto durante la Consacrazione. Il Sacerdote non temeva le conseguenze del suo gesto, ma sapeva che sarebbe stato strumentalizzato per colpire le Apparizioni, i Miracoli Eucaristici e negarne l’Origine Soprannaturale. Il 21 marzo un messo del vicariato ha lasciato un plico in via delle Benedettine nel quale era contenuta la convocazione di don Claudio in Vicariato per le ore 13 del 1° aprile. Il 27 marzo il Vicegerente, Mons. Nosiglia, ha chiamato di nuovo don Claudio confermandogli la convocazione. Il 1° aprile 1998, don Claudio si è recato in Vicariato, era molto sereno e ha portato con sé l’Eucaristia Che Aveva Sanguinato il 22 marzo, ponendoseLa sul Cuore per avere il coraggio di affrontare “i lupi rapaci in veste d’Agnello”. Don Claudio quindi è stato ricevuto e condotto in una stanza nella quale erano presenti Mons. Nosiglia, Don Tonello e il vicario giudiziale, padre B. Martinello. A don Claudio è stata letta la lettera di Ruini, non presente all’incontro, contenente la notifica della sanzione della sospensione a divinis, lettera alla quale il Vescovo dell’Eucaristia risponderà punto per punto. Mons. Claudio Gatti ci ha confidato che Nosiglia era molto teso, lui, invece, era molto calmo. Subito dopo è stato redatto il verbale, la Madonna Era accanto a don Claudio e lo Ha Aiutato; il Sacerdote ha corretto il verbale, ha fatto scrivere ciò che lui voleva, praticamente lo ha dettato lui stesso. Don Claudio si è poi preoccupato della situazione Spirituale di Mons. Nosiglia e ha chiesto di parlare da solo con lui, perché sapeva a cosa sarebbe andato incontro rinnegando Dio.A quel punto, don Tonello e padre B. Martinello sono usciti dalla stanza, ma non si sono resi conto che nell’anticamera c’era un membro della comunità che aveva accompagnato il Sacerdote, che ha sentito chiaramente padre B. Martinello dire a Don Tonello: “don Gatti ha le idee molto chiare”. Quando poi don Claudio è rimasto solo con il vescovo Nosiglia, gli ha detto: “Cosa state facendo? Davanti a Dio, alla Chiesa e alla storia vi siete assunti delle gravi responsabilità, il vostro operato sarà sconfessato e le vostre decisioni saranno dichiarate invalide ed illegittime”. Nel tentativo di aiutare e salvare Nosiglia, don Claudio ha affermato: “Se vuoi salvarti, allontanati da Roma, chiedi una diocesi, scappa da Roma”. Il Sacerdote, cresciuto alla Scuola della Madonna, ha aggiunto: “Per noi è un vanto soffrire ora per l’Eucaristia, presto si realizzerà il Trionfo dell’Eucaristia e ci sarà il nostro Trionfo, ma voi quale sorte avrete?”. Don Claudio ha quindi preso l’Eucaristia Che Aveva Sanguinato il 22 marzo, si è Inginocchiato in profonda Adorazione, nella Speranza che il confratello avesse un moto di Spirito, un rialzo morale, un momento di lucidità. La Speranza era anche quella che la Presenza di Gesù Eucaristia lo Aiutasse a scuotere la sua Coscienza e che lo Aiutasse ad ammettere che stava sbagliando. Nosiglia, in quel momento, poteva decidere di stare dalla Parte di Dio o contro di Lui.Don Claudio, anche se non vedeva il volto del Vicegerente, ha capito che stava combattendo, ed ha Pregato affinché potesse riportare vittoria, ma la paura del cardinale Ruini è stata più forte, e quindi, con uno sguardo duro, usando un’espressione forte, ha detto: “Cosa mi hai portato? Per noi Quello E’ un Pezzo di Pane, buttaLo!“. Il Vescovo dell’Eucaristia ci ha confidato che solo successivamente ha capito che quello sguardo duro di Nosiglia, non era rivolto contro di lui, ma contro chi lo aveva messo in quella brutta situazione: Ruini. Pochi istanti dopo sono tornati gli altri due Sacerdoti, hanno letto il verbale, don Claudio lo ha firmato e, salutando Nosiglia, gli ha detto: “Prega per me, non perché ho sbagliato, ma perché abbia la forza di accettare serenamente ciò che di male e di cattivo avete fatto voi”. Nosiglia ha così risposto: “Prega anche tu per me”. Don Claudio, alzando gli occhi al Cielo, ha aggiunto: “Spero e mi auguro che ci ritroveremo dall’Altra Parte tutti e due insieme”. Don Claudio è quindi uscito dal Vicariato e si è recato in piazza San Giovanni, dove Marisa, quasi tutti i giovani e numerosi adulti della comunità lo stavano aspettando. Erano stati avvertiti del suo arrivo. Erano stati in Adorazione, nella Basilica Lateranense, per tutto il tempo dell’incontro. La Madonna Era sia con coloro che Pregavano, sia con don Claudio che stava combattendo per Difendere Gesù Eucaristia e la Verità. Diversi membri della comunità, vedendo il Sacerdote sereno e sorridente, hanno pensato che non fosse stato condannato, che l’incontro fosse andato a buon fine. Marisa, che era stata in Bilocazione con la Madre dell’Eucaristia per tutto il tempo accanto al Sacerdote, sapeva come erano andati i fatti e ha esclamato: “No, l’incontro non è andato bene, l’hanno Crocifisso!”. Don Claudio, quella stessa sera, si è trovato nella condizione di Consolare i suoi Figli Spirituali che, da piazza San Giovanni, lo avevano raggiunto in via delle Benedettine: “Asciugate le Lacrime, fate tornare il Sorriso sui vostri volti, aprite il Cuore alla Speranza – sono state le toccanti Parole di don Claudio ai suoi figli più giovani – perché questo è un giorno di Vittoria e di Trionfo. Gesù vi Ha Fatto l’Onore di Soffrire qualcosa per Lui e a me e a Marisa Ha Chiesto di Immolarsi per Lui. Oggi mi sento più Sacerdote, più Simile a Cristo, perché sono anche Vittima, posso dire con Gesù di essere Sacerdote e Vittima. Ai primi Cristiani veniva chiesto di non Adorare Gesù e a Causa del loro rifiuto venivano perseguitati, flagellati e uccisi. Essi hanno versato il Sangue in modo cruento, noi lo versiamo in modo incruento, Amando l’Eucaristia, per La Quale siamo pronti a dare la Vita. Ora cantiamo “Vieni Maria”, invitiamo la Madre dell’Eucaristia a Venire in mezzo a noi e come Segno di Vittoria, di Tripudio, Desidero che accogliate la Madonna con lo sventolare i fazzoletti come fossero bandiere e stendardi”. I giovani hanno subito sventolato i fazzoletti in attesa dell’Apparizione. Il più assoluto segreto su Questa Lettera di Dio è stato mantenuto per 10 anni, fino a quando Sua Eccellenza Mons. Claudio Gatti, il primo aprile del 2008, ha sciolto la consegna del silenzio perché gli E’ Stato Ordinato dall’Alto di Rivelarne i Contenuti. Di seguito ne pubblichiamo alcuni stralci. La Madre dell’Eucaristia Ha Elogiato il comportamento e il coraggio di Don Claudio: “Il vostro Sacerdote ha combattuto la battaglia, ha fatto un gesto di grande eroismo che nessun Sacerdote della Terra avrebbe fatto, per paura, anzi, avrebbe rinnegato l’Apparizione Eucaristica, pur di sentirsi a posto, pur di avere tutto dai grandi Sacerdoti“. La Madonna Ha poi Aggiunto:”Capisco, Mio Caro Sacerdote Prediletto, la tua grande Sofferenza, ma anche il tuo grande Eroismo, tu puoi dire: ‘porto la Palma del Martirio’, hai fatto tutto ciò che potevi fare, piccolo Sacerdote davanti agli uomini, ma Grande agli Occhi di Dio, hai Amato, Ami, sai Amare… il vostro Sacerdote ha subito il Martirio“. La Madre dell’Eucaristia, Riempiendo di Gioia i Cuori dei presenti, Ha poi Affermato: “Tu, Mio Caro Sacerdote Prediletto, sei grande, molto grande, per questo Dio Padre Mi Ha Mandato per Dirti: ti Dichiariamo Santo!“. E ancora: “Questo decreto non è valido, in esso c’è insincerità, anche tutti gli altri decreti non sono veri”. “Hai fatto di tutto, hai cercato di salvare anche il Vicegerente – Ha Continuato la Mamma Celeste – ora sta a lui decidere da quale parte stare“, e poi un’altra Carezza Materna rivolta sempre al Sacerdote: “Sii forte, porta la Palma del Martirio e fai vedere e conoscere la tua Santità“. Poi E’ Venuto Gesù, Che Ha Detto: “Dio Padre ti Ha Dichiarato Santo, Dio Padre Ci Ha Chiamato Uno ad Uno e Ci Ha Detto: Andate in Quel Luogo Taumaturgico perché oggi Dio Ha Santificato don Claudio Gatti, poi toccherà a Marisella” (Come poi E’ Avvenuto il 2 maggio del 1999 – N.d.R.). Don Claudio Gatti, nei giorni seguenti, ha scritto a Ruini confutando punto per punto tutta la sua lettera di condanna. Don Claudio sapeva che dal punto di vista giuridico, la lettera del Vicario Generale non aveva valore, ed ha cercato di fare opposizione, rivolgendosi ad un legale rotale, esperto di diritto canonico, che ha affermato: “Guardi, in Vaticano c’è una legge non scritta che dice che i superiori hanno sempre ragione, non si aspetti qualcosa di buono per lei. Nessuna Congregazione Romana metterà mai in discussione l’autorità del vescovo”. Don Claudio, comunque, Incoraggiato dalla Madonna, anche per lasciare una Testimonianza, ha scritto una lettera appellandosi alla Congregazione per il Clero di cui era prefetto il cardinale Dario Castrillon. Le Congregazioni, in appello, esaminano le carte e i procedimenti per vedere se ci sono dei difetti, dei vizi di forma e, se tutto è a posto, danno ragione al superiore. Il cardinale Castrillon, messo sull’avviso da Ruini, si è servito di una Testimonianza falsa e ha indicato una data per un’altra. La Testimonianza falsa è quella di don Claudio Cazzola, allora Parroco della Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, il quale ha affermato che don Claudio Gatti aveva Celebrato la Santa Messa l’8 marzo del 1997. In Verità don Claudio ha Celebrato la Messa l’8 marzo del 1998, e non l’anno precedente, inoltre, don Claudio Cazzola non era presente a Questa Celebrazione Eucaristica. La Congregazione per il Clero ha usato una Testimonianza falsa e ha indicato una data non corretta. Don Claudio ha scritto alla Congregazione per il Clero mettendo in evidenza queste falsità, ma nessuno gli ha mai risposto, nonostante fosse evidente l’ingiusta e l’illegittima condanna del Sacerdote. Abbiamo già parlato dei laceranti interrogativi che si è posto in quei giorni don Claudio Gatti, nel Momento in Cui Gesù gli Chiedeva una Cosa e l’autorità ecclesiastica gliene chiedeva una esattamente opposta. Il Signore Ha Fatto Comprendere, negli anni successivi, al Vescovo dell’Eucaristia, i Motivi per i Quali Ha Portato il Sacerdote nella condizione di doversi confrontare aspramente con l’autorità ecclesiastica. Il Vescovo ci ha Rivelato le Ragioni lo scorso primo aprile, a dieci anni esatti dalla sua sospensione a divinis. Questa condanna, seguita poi da quella della riduzione allo stato laicale, entrambe subite ingiustamente, hanno dei significati precisi. Il primo è quello di smascherare queste persone, perché un domani apparirà chiaro a tutti che erano in malafede e saranno condannate, inoltre tutti i loro atti saranno dichiarati nulli ed invalidi. Si capirà quindi che erano lupi in veste d’Agnello, che erano mercenari e non Pastori, perché le loro stesse azioni li condanneranno. Infatti, Uno dei Compiti della Grande Missione Che Dio Ha Affidato al Vescovo ed alla Veggente E’ proprio Quello di smascherare i nemici dell’Eucaristia. Inoltre, la sospensione a divinis e la riduzione allo stato laicale hanno restituito al Vescovo quella piena e totale Libertà che prima, come Sacerdote incardinato nella diocesi di Roma e dipendente dalla stessa, non aveva. È stato proprio per questa Libertà che il vescovo dell’Eucaristia ha potuto scrivere tutte quelle numerose lettere e soprattutto indirizzarle a tutta la gerarchia cattolica. Lettere in cui Difende la Verità, i 185 Miracoli Eucaristici Avvenuti nel Luogo Taumaturgico, le numerose Teofanie Trinitarie, le Apparizioni della Madre dell’Eucaristia. Inoltre denuncia le ingiustizie e gli “abusi di potere“, come li Ha Definiti Gesù da parte dei vertici ecclesiastici contro di lui. Gli uomini della Chiesa non potevano più dire nulla, non potevano più comandare nulla e non potevano più chiedere al Vescovo Obbedienza. Le loro cattive, ingiuste e malvagie azioni si sono ritorte contro di loro e la Verità, Che E’ Dirompente di per Sé, Sta Emergendo e Venendo Fuori come una Sorgente che inonda il terreno circostante. Abbiamo potuto Liberamente e senza chiedere l’autorizzazione all’autorità ecclesiastica stampare le Lettere di Dio, pubblicarLe sul giornalino e sul sito Internet della nostra comunità. È stato possibile diffondere gli Insegnamenti, Aiuti e Incoraggiamenti di Gesù Eucaristia e della Madonna, Perle Preziose che alcuni avrebbero voluto censurare, come hanno censurato Papa Giovanni Paolo II quando, in un’udienza del mercoledì disse: “Maria, Madre dell’Eucaristia, vi Protegga tutti”. Questi ecclesiastici hanno capito che il loro comportamento, le loro ingiuste condanne sono come degli autogol o dei boomerang che si stanno ritorcendo contro di loro. Si sono resi conto che hanno sbagliato, anche se per la loro superbia e il loro orgoglio non l’ammetteranno mai. Il Vescovo dell’Amore ha avuto Da Dio la Conferma di tutti questi suoi pensieri, in uno dei frequenti Colloqui mattutini fra lui, la Veggente Marisa Rossi e Dio Padre. “Dio mi Ha Dato la Risposta e mi Ha Detto che sono disperati per quello che hanno fatto, perché si sta ritorcendo contro di loro, ma non possono più arrestare nulla”. Lo potrebbero fare solo se chiamassero il Vescovo e riconoscessero che la sua Ordinazione Episcopale E’ di Origine Divina. Dio Ha Anche Aggiunto, Rivolto a Mons. Claudio Gatti: “Non ti illudere, perché sono ancora forti, sono come un muro potente che vi fronteggia e vi minaccia“. San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, Ha Scritto: “Se le potenze di questo mondo avessero conosciuto i Piani di Dio, non avrebbero Crocifisso il Salvatore“(I Cor. 2,8). Se i potenti uomini della Chiesa avessero pensato che, condannando il Vescovo dell’Eucaristia, avrebbero favorito lui e sfavorito se stessi, non avrebbero fatto quello che hanno fatto. Ciò non significa che queste condanne non abbiano provocato un’enorme sofferenza al Cuore del Vescovo Claudio Gatti. Anche in questo, il Vescovo Ordinato da Dio E’ Simile al Cristo del Getsemani, Che Ama Profondamente e Sente particolarmente Vicino, in Quanto Partecipa alla Sua Sofferenza e Ripete nel Suo Cuore il grido: “Mio Dio, Mio Dio, perché Mi Hai Abbandonato?”. Fa sue anche le altre Parole del Redentore: “Padre, se Puoi, Allontana da Me Questo Calice, ma Sia Fatta la Tua Volontà, non la Mia”.

 

 

 

 

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Preghiera per la Benedizione del Cibo
(ormai totalmente contaminato)

Gesù, Intridi del Tuo Preziosissimo Sangue il Cibo Che stiamo per mangiare, affinché Assumiamo con Esso la Grazia e la Benedizione! Amen.

 

 

 

 

Benediciamo il Santo Nome del Signore, mentre Preghiamo insieme per:

 

 

La Santissima Trinità Divina – nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo Consolatore, la Creazione – Opera Straordinaria dell’Onnipotente, Il Santo Natale del Cristo di Dio e il Suo Santissimo Sangue, il Sangue dei Martiri, i Santuari della Beata Vergine Maria nel mondo, il Santuario della Vergine della Rivelazione a Roma, il Ricordo della Madonna dell’Arco, Santa Maria Maddalena, Giovanni il Battista – Precursore del Cammino di Gesù, San Giuseppe – coi Santi e gli Angeli del Paradiso, le Anime Sante abbandonate in Purgatorio e per i Defunti di tutti i Tempi, I Profeti e i Veggenti, i Perseguitati a Causa della Testimonianza Cristica, Papa Francesco, il Rabbino Capo di Roma e tutti i Riconosciuti Giusti, i Sacerdoti e i Professanti la Fede in Dio Padre Onnipotente, i Movimenti Eucaristici e Mariani, i Gruppi di Preghiera, gli Ammalati nel Corpo e nello Spirito, i Carcerati, gli atei, gli ipocriti e i sapienti della Terra, i Bimbi Deceduti prima del Santo Battesimo, i Giovani e tutti Coloro che non credono nella Divina Misericordia del Gesù Cristo – Figlio Prediletto dell’Altissimo, Signore nostro, Sacerdote Infallibile e Salvatore del mondo intero.

 

 

 

 

 

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Festa del Padre Onnipotente, del  Figlio Prediletto Gesù e
dello Spirito Santo, delle Donne Care alla Trinità Divina, degli Arcangeli,
degli Angeli e dei Santi del Paradiso, nonché delle Anime ancora in Purgatorio

 

 

 

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Preghiera del Mattino

Signore, Fa’ Che Oggi io Sappia Giudicare Tutte le Cose con un Giudizio Equo, Secondo il Tuo Pensiero, Che io Sappia Riconoscere Tutti Quelli Che Mi Mandi, e non Limitare la mia Fede al conformismo e ai segni esteriori. Concedimi il Coraggio di Essere Tuo Testimone per Mezzo della Parola e del Compimento del Bene. Resta con me, e non Permettere Che io mi Allontani da Te. Amen.

Dal  Libro della Sapienza (Sap 2,1a.12-22)

Dicono [gli empi] fra loro sragionando: “Tendiamo insidie al Giusto, Che per noi E’ d’Incomodo e Si Oppone alle nostre azioni; ci Rimprovera le colpe contro la Legge e ci Rinfaccia le trasgressioni contro l’Educazione Ricevuta.  Proclama di Possedere la Conoscenza di Dio e Chiama Se Stesso Figlio del Signore.  È Diventato per noi una Condanna dei nostri pensieri; Ci E’ Insopportabile Solo al VederLo, perché la Sua Vita non E’ Come Quella degli altri, e del Tutto Diverse Sono le Sue Strade. Siamo stati Considerati da Lui moneta falsa, e Si Tiene Lontano dalle nostre vie come da cose impure. Proclama Beata la Sorte Finale dei Giusti e Si Vanta di Aver Dio per Padre.  Vediamo se le Sue Parole Sono Vere, Consideriamo Ciò Che Gli Accadrà alla Fine. Se infatti il Giusto E’ Figlio di Dio, Egli Verrà in Suo Aiuto e Lo Libererà dalle mani dei Suoi avversari. MettiamoLo alla Prova con violenze e tormenti, per Conoscere la Sua Mitezza e Saggiare il Suo Spirito di Sopportazione. CondanniamoLo a una morte infamante, perché, Secondo le Sue Parole, il Soccorso Gli Verrà». Hanno pensato così, ma si Sono Sbagliati; la loro malizia li ha accecati.  Non conoscono i Misteriosi Segreti di Dio, non sperano Ricompensa per la Rettitudine né Credono a un Premio per una Vita Irreprensibile.  Parola di Dio.

Dal Salmo 33

Il Volto del Signore contro i malfattori, per Eliminarne dalla Terra il Ricordo. Gridano e il Signore Li Ascolta, Li Libera da tutte le loro angosce.   Il Signore E’ Vicino a chi ha il Cuore Spezzato, Egli Salva gli Spiriti Affranti. Molti sono i mali del Giusto, ma da tutti Lo Libera il Signore.   Custodisce Tutte le sue Ossa: neppure uno Sarà Spezzato. Il Signore Riscatta la Vita dei Suoi Servi; non Sarà Condannato chi in Lui si Rifugia.

Dal Santo Vangelo di Gesù Cristo Secondo l’Apostolo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25-30)

In Quel Tempo, Gesù Se Ne Andava per la Galilea; infatti non Voleva più Percorrere la Giudea, perché i Giudei Cercavano di UcciderLo.  Si avvicinava intanto la Festa dei Giudei, Quella delle Capanne. Quando i Suoi Fratelli Salirono per la Festa, Vi Salì anche Lui: non Apertamente, ma Quasi di Nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non E’ Costui Quello Che Cercano di uccidere? Ecco, Egli Parla Liberamente, eppure non Gli Dicono Nulla. I capi hanno forse Riconosciuto Davvero Che Egli E’ il Cristo? Ma Costui Sappiamo di Dov’E’; il Cristo invece, Quando Verrà, nessuno Saprà di Dove Sia». Gesù allora, mentre Insegnava nel Tempio, Esclamò: «Certo, voi Mi Conoscete e Sapete di Dove Sono. Eppure non Sono Venuto da Me Stesso, ma Chi Mi Ha Mandato E’ Veritiero, e voi non Lo Conoscete. Io Lo Conosco, perché Vengo da Lui ed Egli Mi Ha Mandato».  Cercavano allora di ArrestarLo, ma nessuno Riuscì a mettere le mani su di Lui, perché non Era ancora Giunta la Sua Ora.  Parola del Signore.

Preghiera della Sera

Grazie, Signore, per il Giorno di Oggi.  Lo Rimetto nelle Tue Mani con Tutto Ciò Che Esso Ha Comportato.  Grazie, Signore, per i Tuoi Doni, per Ogni Bene Che, Grazie alla Tua Potenza, abbiamo Potuto Compiere.  Perdonami per il male Che ho Fatto, e per il Bene Che non Abbiamo Fatto né io né il mio Prossimo.  Ti Affido i dolori e le tragedie della Terra e di coloro Che Soffrono.  Metto in Te la mia Fiducia. Amen.

Benedetto nei Secoli il Signore!

 

 

 

 

Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: 

 

 

 

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